venerdì 2 novembre 2012

Nietzsceanologia
""Mentre la sventura, sonnecchiante in grembo alla cultura teoretica comincia ad angustiare l'uomo moderno, ed egli, inquieto, cerca di afferrare dal tesoro delle sue esperienze i mezzi per scongiurare il pericolo senza credere davvero egli stesso in questi mezzi; mentre comincia ad avere il presentimento delle sue proprie conseguenze, ecco che grandi nature, con doti universali, hanno saputo utilizzare con incredibile avvedutezza l'apparato della stessa Scienza per mostrare i limiti e la natura condizionata della Conoscenza e per negare in tal modo la pretesa della Scienza a una validità universale riconoscendo per la prima volta come tale quell'illusione che si arroga il diritto di poter scrutare, sulla base della causalità, l'intima essenza delle cose. All'enorme coraggio e saggezza di Kant e Schopenhauer è riuscito di cogliere la vittoria sull'ottimismo, essenza della Logica e sostrato della nostra cultura. Mentre tale ottimismo aveva creduto di poter penetrare ogni enigma del mondo trattando come leggi assolutamente incondizionate di universale verità il tempo, lo spazio e la causalità, Kant ci rivela come questi servissero solo ad elevare la semplice Apparenza, l'opera di Maya, a unica suprema realtà, mettendola al posto dell'intima e vera essenza delle cose e a rendere in tal modo vana la reale conoscenza di quest'ultima, vale a dire, secondo un'espressione di Schopenhauer, "ad addormentare ancor più profondamente uno che già sogna". Con ciò è stata introdotta una cultura che io oso designare come "tragica" e che consiste nell'elevare a meta suprema, in luogo della scienza la Sapienza e che senza farsi ingannare dalle seduzioni di quella, si volge con immobile sguardo all'immagine totale del Mondo, cercando di cogliere in essa, con grande sentimento d'amore, l'eterna sofferenza, come sofferenza propria. ""
 F. Nietzsche

2 commenti:

Miryam ha detto...

L’ILLUSIONE DI POTER SCRUTARE…
La scienza, spronata dalla sua robusta illusione, corre senza sosta fino ai suoi limiti, dove
l'ottimismo, insito nell'essenza della logica, naufraga. Infatti la circonferenza che chiude il cerchio
della scienza ha infiniti punti, mentre non si può ancora prevedere come sarà mai possibile misurare
interamente il cerchio; l'uomo nobile e dotato giunge a toccare inevitabilmente, ancor prima di
giungere a metà della sua esistenza, tali punti di confine della circonferenza, dove guarda
fissamente l'inesplicabile. Quando egli vede qui con terrore come la logica in questi limiti si torca
intorno a se stessa e si morde infine la coda - ecco che erompe la nuova forma di conoscenza, la
conoscenza tragica, la quale, per poter essere sopportata, ha bisogno dell'arte come protezione e
rimedio. (Nascita della tragedia).
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Ancora più esplicito
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NON VOLERE PIÙ NIENTE INTERAMENTE... ROTTURA DELLA MODERNITA’
Il segno caratteristico di (questa) rottura, di cui tutti sogliono parlare come del male primo della
cultura moderna, sta in questo, che l'uomo teoretico si spaventa delle conseguenze da lui prodotte e,
insoddisfatto, non osa più affidarsi al terribile fiume ghiacciato dell'esistenza: angosciosamente egli
corre su e giù lungo la riva. Non vuole più aver niente interamente, interamente anche con tutta la
naturale crudeltà delle cose. La concezione ottimistica l’ha rammollito fino a questo punto. Inoltre
egli sente come una cultura, che sia costruita sul principio della scienza, debba perire quando
comincia a diventare illogica, vale a dire a rifuggire dalle proprie conseguenze. La nostra arte rivela
questa generale angustia: è vano appoggiarsi come imitatori a tutte le grandi epoche e nature
produttive, che fanno raccogliere intorno all'uomo moderno, per sua consolazione, tutta la letteratura universale e metterlo frammezzo agli stili e agli artisti di tutti i tempi, affinché, come Adamo agli animali, dia loro un nome; egli rimane l'eterno affamato, il critico senza piacere e senza
forza, … e in fondo un bibliotecario e un imitatore, che si acceca miseramente sulla polvere dei libri e sugli errori di stampa. (Nascita della tragedia).

leone ha detto...

Grazie Miriam :-)...Ho voluto estrarre da questo libro inaudito per stile e profondità un passo che reputo la sua sintesi filosofica e che sento affine al mio modo di pensare ed essere, al punto da averlo imparato a memoria. Ma con lui ho capito meglio anche il senso dell'esistenza degli Elleni nella Grecia "mitica", da Omero a Sofocle, quel pullulare di dèi,riti,miti,misteri,sacre processioni, arte, pessimismo, "entusiasmòs", ricomposizione, l'esistenza come una metafisica vissuta..Mi piace pensare che proprio ricercando il senso dell'assoluto, così sentito dai popoli antichi, la mente di questo genio, a un certo punto abbia trovato quella luce di verità come nell' "epopteia" dei Misteri eleusini e non abbia più voluto tornare indietro...:-)